Ricercatori Universitari: Criteri di selezione

Di seguito riportiamo le norme che regolano la materia in modo da fornire al lettore un primo strumento di orientamento.

La prima norma da analizzare è senza dubbio la Legge n. 240/2010, la quale è chiaramente ispirata – tra l’altro – all’implementazione della qualità e dell’efficienza degli atenei, al rafforzamento del collegamento tra la distribuzione dei fondi pubblici e le performance dell’ateneo sì da assicurare un uso efficiente delle risorse anche attraverso la responsabilizzazione dei soggetti coinvolti, all’individuazione di criteri oggettivi da seguire nelle procedure di selezione dei ricercatori e dei professori riducendo il precariato e garantendo selettività nell’accesso, alla razionalizzazione complessiva del sistema.

Per quanto attiene, nello specifico, ai ricercatori a tempo determinato, l’art. 24 della Legge n.240 del 2010 stabilisce che le Università, nell’ambito delle risorse disponibili per la programmazione, possono stipulare contratti di lavoro subordinato a tempo determinato finalizzati allo svolgimento di attività di ricerca, di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti.

La determinazione delle modalità di svolgimento delle attività di didattica, del servizio agli studenti nonché delle attività di ricerca e, dunque, la determinazione dell’oggetto del contratto di lavoro, è devoluta al regolamento didattico di Ateneo.

 Quanto alle modalità di reclutamento dei ricercatori a contratto, è previsto un sistema di pubblica selezione la cui regolamentazione è rimessa all’autonomia delle università, ma la legge detta specifici criteri di indirizzo ai quali le università devono uniformarsi. In particolare, oltre a richiamare i principi enunciati dalla Carta europea dei ricercatori di cui alla raccomandazione della Commissione europea n.241 dell’11 marzo 2005, si prescrive la pubblicità dei bandi sia in Gazzetta ufficiale sia sui siti dell’Ateneo, del Ministero e dell’Unione europea con specificazione del settore disciplinare a cui è destinata la risorsa e di informazioni analitiche sul contenuto del rapporto (attività di ricerca e didattica che dovrà essere svolta, diritti e doveri, trattamento economico e previdenziale); ancora vengono previsti requisiti minimi per la partecipazione alla selezione volti ad assicurare un’astratta propensione allo svolgimento dell’attività (ammissione alla procedura dei possessori del titolo di dottore di ricerca o altro titolo equivalente ovvero, per i settori interessati, del diploma di specializzazione medica, nonché di eventuali ulteriori requisiti definiti nel regolamento di ateneo, con esclusione di soggetti già assunti a tempo indeterminato come professori di I o II fascia o come ricercatori, ancorché cessati dal servizio). La valutazione preliminare e motivata dei candidati, sulla base dei criteri definiti con decreto ministeriale, è finalizzata ad ammettere alla discussione pubblica solo i più meritevoli, mentre viene espressamente esclusa la possibilità di operare la valutazione comparativa attraverso esami scritti e orali, ad eccezione di una prova orale volta ad accertare l’adeguatezza della conoscenza della lingua straniera; l’Ateneo, inoltre, può specificare nel bando la lingua straniera di cui è richiesta la conoscenza in relazione al profilo plurilingue dell’Ateneo stesso ovvero alle esigenze didattiche dei corsi di studio in lingua estera, mentre la prova orale avviene contestualmente alla discussione dei titoli e delle pubblicazioni.

Il D.M. n. 243 del 2011 ha successivamente stabilito criteri e parametri, prevedendo che ad una motivata valutazione dei titoli dei candidati debba seguire una valutazione comparativa, facendo riferimento allo specifico settore concorsuale e all’eventuale profilo definito esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico-disciplinari, del curriculum e dei titoli, debitamente documentati, dei candidati; i titoli vengono dettagliatamente indicati (tra questi, in particolare, il dottorato di ricerca o equipollenti, per i settori interessati la specializzazione medica, attività di formazione e di ricerca, titolarità di brevetti, ecc.). Specifici criteri sono, inoltre, stabiliti per la valutazione della produzione scientifica, mentre la formulazione della proposta di chiamata del concorrente selezionato da parte del Dipartimento avviene con voto favorevole della maggioranza assoluta dei professori di I e II fascia ed è approvata con delibera del consiglio di amministrazione.

Si è anche affermato (cfr. TAR Sicilia, Catania, III, 26.1.2012, n.220) che ora viene dato risalto al progetto del candidato rispetto alle conoscenze ed esperienze pregresse, con ciò ponendo la centralità della prova selettiva nel progetto che il candidato deve poi discutere in sede di colloquio al fine di dimostrarne l’innovatività e la coerenza.

La tassa di soggiorno e la regolamentazione di Roma Capitale

La tassa di soggiorno è stata introdotta con d.lgs. n. 23 del 14 marzo 2011, in virtù del quale è stato stabilito che i Comuni possono decidere di applicare l’imposta ai turisti che pernottano nel territorio cittadino, per ogni notte che soggiorna nella città, allo scopo di finanziare attività di restauro e manutenzione i beni culturali siti nel territorio comunale.

La tassa, che ha dei costi variabili, sia in base alla regolamentazione comunale, sia in base alla tipologia di alloggio turistico (hotel, B&B, ostelli, ecc.), viene aggiunta al costo della camera e non può scorporata. Deve essere incassata dal gestore o dal proprietario (quando si prende in affitto la stanza o l’appartamento), per poi essere versata al Comune.

In generale, l’importo della tassa sul turismo va da 1 a 5 € al giorno per persona. Ogni Comune può decidere autonomamente la tariffa giornaliera e la durata del soggiorno in relazione al quale è applicata la tassa. Sono esenti alcune categorie di soggetti (i residenti, i bambini fino ai 10 o ai 14 anni, i disabili e loro accompagnatori, malati e loro assistenti se ricoverati presso strutture sanitarie, gli ospiti di ostelli della gioventù, il personale delle Forze Armate, gli autisti di pullman e gli accompagnatori turistici), previa presentazione delle certificazioni eventualmente richieste.

Nel 2018 saranno 840 i Comuni che applicheranno quest’imposta, per un gettito pari a circa 460 milioni. Roma è la città più “esosa”, seguita da Venezia, Firenze e Milano.

Per quanto riguarda Roma Capitale, va osservato che l’Assemblea  Capitolina  con  la  deliberazione n. 38 del 22/23 dicembre 2010 aveva approvato il Regolamento sul contributo di  soggiorno,  regolamento poi modificato con  deliberazione n. 44 del 24 luglio 2014. Successivamente, la Giunta Regionale Lazio, con il Regolamento 7 agosto 2015, n. 8, ha  approvato  la  “Nuova  disciplina  delle  strutture  ricettive  extralberghiere”,  stabilendo  l’abrogazione dei precedenti Regolamenti Regionali nn. 16 del 2008, 4 del 2009 e 18 del 2009. Il nuovo Regolamento, entrato in vigore l’11 settembre 2015, ha introdotto nuove tipologie di ricettività ed ha apportato sostanziali cambiamenti nei parametri di classificazione delle strutture extralberghiere.

In considerazione di ciò, Roma ha adottato una modifica al regolamento sulla tassa di soggiorno comunale, prevedendo che anche i B&B siano assoggettati a tale prelievo.

Come si legge nella delibera n. 14 del 18 marzo 2016, di approvazione di tali modifiche, “la  nuova  tipologia  denominata  “Hostel  o  Ostelli”  e  i  “Bed  &  Breakfast”  a  gestione  imprenditoriale  presenta  una  qualità  di  servizi  e  di  prestazioni  che  possono   essere ricondotte a quelle delle altre strutture extra alberghiere cui corrisponde una misura  del contributo di soggiorno pari a Euro 3,50”.

Di conseguenza, quanto a Roma, il presupposto  di applicazione del  contributo  è  il  pernottamento  in  diverse e variegate strutture  ricettive , incluse quelle all’aria  aperta (campeggi, agriturismi, aree attrezzate per la sosta temporanea), i bed and breakfast,  le case  e  gli appartamenti  per  vacanze,  le guest  houses  e  gli affittacamere,  le case  per  ferie,  gli “hostel” o  ostelli,  le residenze  turistiche  alberghiere  e  gli alberghi, tutte situate nel  territorio di Roma Capitale.

Abusi Edilizi: Legittimazione del Frontista commerciale e concetto di Vicinitas

Per poter  contestare in giudizio un abuso edilizio il ricorrente necessita della cd legittimazione processuale, ossia l’ordinamento deve riconoscergli un interesse ad agire.

In via generale la giurisprudenza di riferimento ha più volte precisato che, ai fini della legittimazione processuale, è sufficiente la semplice “vicinitas”, ossia la dimostrazione di uno stabile collegamento materiale fra l’immobile del ricorrente e quello interessato dai lavori, escludendosi in linea di principio la necessità di dare dimostrazione di un pregiudizio specifico e ulteriore.

Tale pregiudizio, infatti, deve ragionevolmente ritenersi sussistente “in re ipsa in quanto consegue necessariamente dalla maggiore antropizzazione (traffico, rumore), dalla minore qualità panoramica, ambientale, paesaggistica e dalla possibile diminuzione di valore dell’immobile” ( cfr. da ultimo e per tutte Cons. Stat. Sez IV, 22.09.2014 n. 4764 ed i richiami giurisprudenziali ivi operati).

Quando si tratta di attività commerciali, affianco a tale criterio i giudici amministrativi ne hanno posto un altro, svincolata dalla semplice distanza fra i fabbricati del ricorrente e del contro interessato: la cd vicinitas commerciale.

La giurisprudenza riconosce la vicinitas commerciale in presenza del “medesimo bacino di utenza del concorrente”; criterio idoneo a definire una situazione di stabile collegamento fra il ricorrente qualificato per l’attività esercitata e la zona in cui l’intervento assentito dovrà essere realizzato (cfr. Cons. Stato, IV, 7 maggio 2015, n. 2324, ma sin da Cons. Stato, IV, 12 settembre 2007, n. 4821), con l’ulteriore precisazione che il collegamento va valutato alla stregua di un giudizio che tenga conto della natura e delle dimensioni dell’opera programmata, della sua destinazione, delle sue implicazioni urbanistiche e di tutte le conseguenze per chi vi risiede, con la conseguenza di ammettere che il bacino di utenza da prendere in considerazione possa estendersi anche in relazione a strutture poste tra loro a notevole distanza (cfr. Cons. Stato, V, 24 ottobre 2016, n. 4435; V, 20 febbraio 2009, n. 1032).

Tale posizione qualificata legittima all’impugnazione dei titoli edilizi come delle autorizzazioni commerciali rilasciati ad altro concorrente per interesse commerciale (Cons. Stato, IV, 19 novembre 2015, n. 5278; IV, 3 settembre 2014, n. 4480), ma non è di suo sufficiente al giudizio nel merito, dovendo il ricorrente dimostrare, altresì, sul piano dell’interesse a ricorrere, il potenziale apprezzabile calo del volume di affari in dipendenza dell’intervento assentito e così il pregiudizio attuale e concreto subito dai provvedimenti impugnati; ciò specie se le attività sono collocate a notevole distanza tra loro (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 24 aprile 2018, n. 2458; IV, 19 luglio 2017, n. 3563; V, 23 febbraio 2017, n. 853; IV 19 novembre 2015, n. 5278).

In definitiva, la distanza chilometrica tra le due attività non è di suo ostativa al riconoscimento della legittimazione a in base al criterio della vicinitas commerciale. Infatti, anche a distanza, il bacino di utenza cui è riferita l’attività degli operatori commerciali può essere il medesimo.

A  pena di inammissibilità però è necessario dimostrare che il bacino di utenza sia effettivamente il medesimo con conseguente dimostrazione circa il potenziale apprezzabile calo del volume di affari destinato a subire per l’avvio della produzione del concorrente.

 

La carta dei diritti del turista nella Regione Lazio

Il d.lgs. 23 maggio 2011, n. 7, meglio noto come “Codice del Turismo”, all’art. 66, ha istituito le Carte del turismo.

Nel dettaglio, il Codice ha stabilito che al fine di aumentare la qualità e la competitività dei servizi turistici pubblici sul territorio nazionale, ogni ente locale deve adottare la sua propria “Carta dei servizi turistici” erogati.

Le  carte  definiscono  quali  servizi  turistici  si  intendono erogare,  con  quali  modalità e  quali  standard  di  qualità si intendono garantire.  Le varie carte dei servizi turistici devono, poi, essere trasmesse  alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per lo  sviluppo e la competitività del turismo. Infine, il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro delegato, previa intesa con la Conferenza permanente  per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e le province autonome  di  Trento  e  di  Bolzano, determina con proprio decreto i livelli essenziali delle  prestazioni dei servizi turistici concernenti i diritti civili e  sociali,  sulla base di parametri stabiliti con legge dello Stato.

Anche la Regione Lazio si è dotata di una sua propria Carta. La Carta fornisce al turista/viaggiatore una prima informazione sui propri diritti e doveri. Ogni turista, infatti, è portatore di diritti, ma anche di doveri  nei  confronti  della  comunità  che  lo  ospita.

Le informazioni che si possono trovare nella Carta possono diminuire i disagi, evitare  o  reprimere truffe ed abusi,  favorire  la  sicurezza del turista e perseguendo il principio comunitario della libera circolazione delle persone.

La Carta si articola in quattro parti. La  prima  fornisce  alcuni  elementi  sui  diritti  essenziali  del  turista-consumatore,  ed indica  i  doveri  del  turista  nei  confronti  della  comunità  che  lo  ospita,  nella  più  ampia visione del turismo responsabile. Nella seconda vengono fornite informazioni utili per conoscere e accedere all’offerta turistica del  Lazio,  insieme  ai  diritti  del  turista  quale  consumatore/utente  degli  specifici  servizi  turistici  (trasporti, viaggi e servizi culturali/ricreativi). La  terza  parte  è  dedicata  al  turismo  “accessibile”  nella  sua  più  ampia  accezione,  mentre  l’ultima  parte  offre  indicazioni  utili  per  affrontare  situazioni  di  difficoltà  o  emergenza,  insieme  ad  alcuni suggerimenti pratici per la tutela dei propri diritti. La  carta  si  chiude  con  un’Appendice  che  contiene  indirizzi,  numeri  utili  e  modulistica  per   effettuare reclami, relativa alla casistica più frequente.