Concessioni demaniali marittime: prima pronuncia TAR in ordine alla legittimità della proroga fino al 2033

I giudici amministrativi di primo grado si sono finalmente espressi sulla legittimità della proroga delle concessioni demaniali marittime fino al 2033 prevista dell’art. 1, comma 682 della L.n. 145 del 2018.

Ebbene nella suddetta sentenza, che costituisce una applicazione dei principi già enunciati dal Consiglio di Stato in un’altra decisione già oggetto di commento, si è affermato l’illegittimità della normativa nazionale e quindi del rinnovo automatico oggetto di ricorso, perché adottato in base ad una normativa nazionale contrastante con la  direttiva 2006/123/CE (c.d. Bolkestein).

In sintesi ecco i punti salienti della decisine:

  1. L’art. 1 comma 682 L.n.145 del 2018 contrasta con la direttiva europea e con i principi eurounitari che sanciscono la necessità di una gara;
  2. L’art. 12 della direttiva 2006/123/CE deve applicarsi in via di principio alle concessioni demaniali marittime rilasciate dalle PA che mirano allo sfruttamento di un’area demaniali a fine turistico ricreativo;
  3. Per le concessioni sub. 2) non rileva quindi la sussistenza del requisito dell’interesse transfontaliero certo;
  4. La buona fede del concessionario uscente può trovare tutela solo in caso in cui la concessione sia stata rilasciata prima del 2006, poiché dopo tale data non sussiste un legittimo affidamento del concessionario ad ottenere una proroga;
  5. Le ragioni sub.4) rendono non risarcibili anche gli investimenti effettuati in tempi recenti sui beni oggetto di concessione.

A ciò si aggiunga il riaffermarsi del principio secondo il quale è fatto obbligo al dirigente che adotta il provvedimento sulla base della norma nazionale (o regionale) di non applicarla (in contrasto con la norma eurounitaria di riferimento).

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