Polizia di Stato: Il tatuaggio visibile anche se in fase di rimozione legittima l’esclusione dal concorso

Una recente sentenza del Consiglio di Stato è tornata ad occuparsi della relazione fra tatuaggi ed esclusione dal concorso per l’ammissione nella polizia di Stato.

 Il tatuaggio in questione  non  deturpante né indice di personalità abnorme, era visibile con l’uniforme (contrastando quindi con l’art. 3, comma 2, tabella 1, punto 2, lett. b del d.m. n. 198 del 2003).

Tuttavia la peculiarità del caso di specie è da rinvenirsi nella circostanza che il suddetto tatuaggio fosse in fase di rimozione al momento della visita, tanto che il verbale della commissione medica – che ha efficacia fidefacente –  ne aveva identificato con precisione forma e dimensione.

Ciò posto, secondo i giudici amministrativi non può opporsi che la commissione avrebbe dovuto posticipare l’accertamento sulla visibilità del tatuaggio ad una fase successiva (all’esito della procedura di rimozione laser) perché, per costante giurisprudenza ed in applicazione del principio di imparzialità e quindi di parità di trattamento tra i candidati, ai fini del possesso dei requisiti di partecipazione rileva la data di scadenza del termine di presentazione della domanda: la circostanza per cui, nel caso dei requisiti psicofisici, tale termine sia di fatto posticipato al momento della visita medica, non consente in ogni caso di attribuire rilevanza a fatti sopravvenuti, soprattutto se successivi al momento della visita, né può ragionevolmente esigersi che la fase di accertamento medico debba essere sospesa in attesa del completamento del procedimento di rimozione.

L’esclusione è dunque da considerarsi legittima.

Università ammissione Facoltà di medicina numero chiuso. Cosa dice la giurisprudenza

Fra criteri dettati dal legislatore per ordinare la materia è ormai opinione comune che quello della capacità formativa degli Atenei ha carattere prioritario e determinante (CEDU, 2 aprile 2013 – ricorsi 25851/09, 29284/09, 64090/09 – Tarantino e altri c. Italia), non potendosi ritenere corrispondente a tutela del diritto allo studio, di cui all’art. 34 della Costituzione, la mera indiscriminata ammissione a corsi di istruzione superiore di qualsiasi soggetto richiedente, ove le strutture organizzative predisposte non siano adeguate per garantirne l’adeguata formazione professionale.

 Lo stesso articolo 34 della Costituzione pone come tendenziale obiettivo il raggiungimento dei superiori gradi di istruzione per i più capaci e meritevoli, ponendo sostanzialmente un vincolo per il rispetto delle graduatorie di merito, ove l’accesso a detti gradi superiori di studio sia frutto di prove selettive.

Ciò posto il Consiglio di Stato ha il più delle volte sottolineato come:

  1. risulti inammissibile per contraddittorietà (poiché finalizzata ad un beneficio, maggiore di quello perseguibile con sentenza) la richiesta ammissione in via cautelare ad un corso di studi, delle cui prove di ammissione si postuli, nel merito, l’integrale annullamento;
  2. la medesima ammissione con riserva implichi ulteriori dubbi di ammissibilità, per il maggior danno conseguente all’avvio di un percorso di studio a rischio di annullamento, in quanto il superamento dei primi esami non consolida la posizione dei ricorrenti, solo temporaneamente “vittoriosi” nella fase cautelare (avendo l’eventuale rigetto, nel merito, dell’impugnativa effetto senz’altro caducante dell’immatricolazione disposta con riserva, con ulteriore effetto invalidante degli esami sostenuti);

Partendo da ciò, una recente sentenza TAR ha articolato una più ampia riflessione, circa l’ammissibilità di misure cautelari propulsive nella materia di cui trattasi, al fine di evitare sia le descritte ripercussioni negative per i diretti interessati (in caso di conclusivo rigetto dei ricorsi), sia – ove la trattazione del merito non venga effettuata in tempi brevi – le inevitabili gravi alterazioni dei parametri legislativi, che disciplinano la capacità formativa degli Atenei.

Si deve tenere conto, infatti, dell’ingente divario fra i posti (per lo più in misura non superiore a 1000 – 1.500 unità), e il numero degli aspiranti all’immatricolazione (oltre 70.000 nelle ultime tornate concorsuali), con tasso di crescita del contenzioso, proporzionale alla facilità di accesso ai corsi in via cautelare: costituisce fatto notorio la disposta immatricolazione con riserva e in soprannumero, in anni accademici precedenti, di migliaia di aspiranti, il cui numero risultava in costante crescita, fino ad un più restrittivo indirizzo cautelare del giudice amministrativo, il cui prudente apprezzamento ha, negli ultimi tempi, evitato l’incontrollato sovraffollamento dei corsi universitari in questione, garantendo anche più ragionevoli possibilità di accesso alle scuole di specializzazione e, in ultima analisi, il mantenimento del livello qualitativo del servizio sanitario nazionale (non potendo le carenze di personale medico – pur ipotizzabili – trovare soluzione in via cautelare, in assenza di adeguati investimenti finanziari e strutturali).

Tutto ciò considerato lo strumento processuale più idoneo a tutelare gli interessi degli aspiranti medici non appare più essere la richiesta della misura cautelare dell’ammissione con riserva, destinato a essere dichiarato inammissibile, quanto bensì quello previsto dall’art. 55 comma 10 CPA.

Pubblico impiego progressione in carriera

La tematica della progressione in carriera dei pubblici dipendenti rispondono a principi fondamentali validi per qualsiasi tipo di organizzazione lavorativa pubblica o privata che sia:  è evidente che, per stabilire le capacità professionali e l’attitudine a svolgere funzioni superiori, ci si debba basare sulla “preparazione professionale di tipo teorico” (documentata da titoli acquisiti al fascicolo personale), sulle “capacità dimostrate di farne applicazione nell’attività lavorativa” (documentata dalle valutazioni periodicamente redatte dai superiori), considerata anche sotto il profilo dell’“importanza organizzativa dell’incarico espletato”) nonché dalle “particolari propensioni a svolgere attività diverse”, eventualmente di maggiore importanza, rivelate nel corso della stessa attività, etc. (tanto che sono utilizzate, oltre che in diverse carriere del pubblico impiego, anche nel lavoro privato).

In conseguenza di ciò per la giurisprudenza amministrativa in tutte le procedure di avanzamento del personale delle pubbliche amministrazioni va preventivamente stabilita l’importanza reciproca dei diversi elementi di valutazione e la gamma dei valori attribuibili a ciascuno di essi, la modalità di espressione della valutazione di ogni singolo elemento oggetto di valutazione, dato che tale operazione preliminare costituisce, sul piano pregiuridico, una condizione necessaria per assicurare la validità, l’attendibilità e la confrontabilità dei giudizi espressi, e, sotto il profilo strettamente giuridico, serve ad assicurare la trasparenza, l’imparzialità delle valutazioni, oltre che il controllo giurisdizionale sulle stesse. Il rispetto delle garanzie organizzative e procedimentali nell’ambito dei procedimenti concorsuali serve a scongiurare il rischio di disparità di trattamento valutativo, fenomeni di favoritismo, o, al contrario, discriminazione nei confronti di funzionari che non si siano prestati ad attuare scelte poco corrette imposte dai superiori o anche più semplicemente per evitare involontari errori di valutazione, in particolare il cd. “effetto alone”, causato dall’influenza della conoscenza di alcuni tratti positivi o negativi dello scrutinando sulla valutazione anche dei restanti elementi di valutazione.

Concorsi per Professore Universitario: legittimità delle valutazioni delle Commissioni (II parte)

Come già osservato nella prima parte di questo contributo, nei concorsi per professore universitario l’elevato tasso di discrezionalità della valutazione dell’attività scientifica dei candidati comporta una ampia area di insindacabilità del giudizio da parte del giudice amministrativo.

Il giudizio della commissione giudicatrice in tali selezioni, essendo essenzialmente un giudizio complessivo sulle esperienze e sulla preparazione scientifica dei candidati ed essendo esercizio dell’ampia sfera della discrezionalità tecnica, è censurabile unicamente sul piano della legittimità, per evidente superficialità, incompletezza, incongruenza, manifesta disparità, emergente dalla stessa documentazione, tale da configurare un evidente eccesso di potere, senza con ciò entrare nel merito della valutazione della commissione.

Un esempio contribuirà a chiarire quanto appena affermato.

Nel valutare l’adeguatezza della bibliografia del candidato, l’art. 4, lett. d), del decreto 120/2016 stabilisce che la medesima commissione è chiamata a esaminare “la qualità della produzione scientifica, valutata all’interno del panorama nazionale ed internazionale della ricerca sulla base dell’originalità, del rigore metodologico e del carattere innovativo”, in base ad una valutazione discrezionale.

Qualità che in base all’art. 6 del medesimo decreto 120/2016 deve essere complessivamente di qualità elevata, secondo la definizione di cui all’allegato B, il quale, a sua volta, la attribuisce alle pubblicazioni che, per il livello di originalità e rigore metodologico e per il contributo che conferiscono al progresso della ricerca, abbiano conseguito un impatto significativo nella comunità scientifica di riferimento a livello anche internazionale.

 Infatti in conformità all’orientamento già espresso dai giudici amministrativi in diverse occasioni, le commissioni, oltre agli indici bibliometrici (cd. mediane), sono chiamate a valutare anche numerosi altri profili e ciò in virtù di quanto previsto dall’art. 16 della legge n. 240/2010, in cui il legislatore ha chiarito che il conseguimento della abilitazione scientifica nazionale non si sarebbe potuto limitare ad una mera verifica del superamento degli indicatori bibliometrici (cd. mediane) misurate dall’Anvur.

In particolare l’articolo 16, comma 3, nel delineare i principi generali sulla base dei quali l’Amministrazione avrebbe dovuto adottare il regolamento di attuazione riguardante i criteri di valutazione, alla lett. a) prevede espressamente che l’abilitazione si sarebbe dovuta basare su “un motivato giudizio fondato sulla valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche, previa sintetica descrizione del contributo individuale alle attività di ricerca e sviluppo svolte, ed espresso sulla base di criteri e parametri differenziati per funzioni e per area disciplinare, definiti con decreto del ministro”.

Quindi la stessa norma che ha introdotto l’abilitazione scientifica, ha stabilito espressamente che le commissioni avrebbero dovuto esaminare non solo le pubblicazioni scientifiche, ma anche i titoli e il contributo individuale alle attività di ricerca dei candidati.

Di norma, pertanto, l’abilitazione deve essere attribuita esclusivamente a candidati che abbiano soddisfatto entrambe le condizioni (superamento degli indicatori di impatto della produzione scientifica e positivo giudizio di merito).

Ne consegue che le commissioni chiamate a valutare l’idoneità dei candidati all’abilitazione scientifica non possono limitarsi a verificare se le pubblicazioni presentate superino le mediane calcolate dall’Anvur: sia in senso negativo, per cui al mancato superamento delle mediane debba seguire necessariamente il diniego dell’abilitazione, sia in senso positivo, per cui deve essere riconosciuta l’abilitazione a coloro che abbiano integrato i parametri quantitativi, senza una valutazione di merito sulla qualità scientifica delle pubblicazioni basata essenzialmente sui criteri di cui al D.M. n. 120/2016.

Concorsi per Professore Universitario: legittimità delle valutazioni delle Commissioni

Questo articolo, suddiviso in due parti, si concentra sulla peculiare procedura prevista dall’art. 16 della legge n. 240 del 30 dicembre 2010 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e di reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario) al fine di verificare la legittimità della procedura di riconoscimento dell’abilitazione scientifica nazionale.

Tale procedura è disciplinata anche dal regolamento attuativo, approvato con d.P.R. n. 222 del 14 settembre 2011, come modificato con d.P.R. n. 95 del 4 aprile 2016, nonché dal regolamento recante criteri e parametri per la valutazione, oggetto di decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca n. 120 del 7 giugno 2016, oltre che dal bando di selezione.

I limiti del sindacato di legittimità su atti, che, come quelli in esame, costituiscano espressione di discrezionalità tecnica, sono ormai oggetto di giurisprudenza consolidata, anche per quanto riguarda la linea evolutiva, secondo cui può ritenersi censurabile ogni valutazione che si ponga al di fuori dell’ambito di esattezza o attendibilità, quando non appaiano rispettati parametri tecnici di univoca lettura, ovvero orientamenti già oggetto di giurisprudenza consolidata, o di dottrina dominante in materia.

Per quanto riguarda la più recente disciplina, vigente in tema di abilitazione scientifica nazionale, il legislatore ha dettato parametri oggettivi, puntualizzati in via regolamentare, in grado di consentire un percorso di verifica giudiziale più stringente, in ordine al discostamento o meno dagli stessi, di modo che – ove titoli e valori soglia risultino positivamente riscontrati – non può non ravvisarsi l’esigenza di una motivazione particolarmente accurata per negare il richiesto titolo abilitante, risultando i soggetti interessati già inseriti, ad un livello sotto diversi profili adeguato, nel settore scientifico interessato (poiché i parametri in questione – benché formulati in termini quantitativi – sono anche espressione di un positivo spessore della figura professionale di riferimento) .

Nel citato regolamento n. 120 del 2016 si richiede in particolare, all’art. 5, che il candidato possieda almeno tre titoli fra quelli (non meno di sei) scelti dalla Commissione nell’elenco di cui all’allegato “A” al regolamento stesso; detto candidato, inoltre, deve superare almeno due su tre “valori soglia”, rapportati al numero di pubblicazioni su determinate categorie di riviste e alle citazioni registrate – in ordine alla relativa produzione scientifica – su specifiche banche dati internazionali (cfr. allegato “C” reg. cit); conclusivamente, quindi, l’abilitazione di cui trattasi potrà essere rilasciata – sulla base di cinque giudizi individuali (tre almeno dei quali positivi) e di un giudizio finale a carattere collegiale – solo ai candidati che, oltre a possedere gli almeno tre titoli di cui sopra, ottengano (art. 6 reg. cit.) una valutazione positiva sull’impatto della propria produzione scientifica e le cui pubblicazioni siano valutate complessivamente di qualità “elevata”, come definita nell’allegato “B” al medesimo regolamento (“si intende per pubblicazione di qualità elevata una pubblicazione che, per il livello di originalità e rigore metodologico e per il contributo che fornisce al progresso della ricerca, abbia conseguito o è presumibile che consegua un impatto significativo nella comunità scientifica di riferimento, a livello anche internazionale”).

Ulteriori precise disposizioni indicano il numero di pubblicazioni da produrre, gli anni di riferimento e alcune diversificazioni per le valutazioni, da riferire alla I^ o alla II^ fascia di docenza.

La rilevanza degli elementi necessari per integrare i titoli necessari per accedere alla valutazione delle pubblicazioni o comunque per conseguire l’abilitazione scientifica per un docente di prima fascia è diversa e più selettiva rispetto al profilo richiesto per un docente di seconda fascia.

In altri termini l’integrazione dei titoli necessari perché un candidato possa essere valutato positivamente per la seconda fascia non può di per sé, e in assenza di manifesti elementi di contraddittorietà ed errore di fatto, essere considerata utile ad integrare il possesso dei medesimi titoli per la prima fascia.

Per tale ragione il numero dei contributi a congresso di cui alla lettera a) può ben essere considerato elevato per la seconda fascia ed insufficiente per la prima, tenuto conto che per la prima fascia assume rilievo il carattere internazionale dei convegni.

Invero una collaborazione internazionale può logicamente essere considerata utile ad integrare il titolo in un giudizio relativo alla seconda fascia, ma insufficiente per la prima fascia.

Il giudizio della Commissione giudicatrice di una procedura valutativa come quella in materia di abilitazione scientifica nazionale, che mira a verificare l’idoneità a partecipare a concorso per divenire docente di prima o di seconda fascia universitaria, in quanto inteso a verificare e a misurare il livello di maturità scientifica raggiunto dai singoli candidati, costituisce espressione della discrezionalità tecnica riservata dalla legge a tale organo collegiale le cui valutazioni, riflettendo specifiche competenze solo da esso possedute, non possono essere sindacate nel merito dal giudice della legittimità.

Il sindacato giurisdizionale sugli apprezzamenti tecnici della p.a. può svolgersi in base non al mero controllo formale ed estrinseco dell’iter logico seguito dall’autorità amministrativa, bensì alla verifica diretta dell’attendibilità delle operazioni tecniche sotto il profilo della loro correttezza quanto a criterio tecnico ed a procedimento applicativo (cfr., ex multis, Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 2001/2006).

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