Dismissioni Immobili Pubblici: al via il piano straordinario

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto ministeriale che contribuisce a definire il perimetro e le modalità di azione del piano straordinario di dismissione degli immobili pubblici previsto dalla Legge di Bilancio 2019. Il piano, già adottato con apposito DPCM, avrà effetti positivi sulla finanza pubblica sotto diversi punti di vista: l’abbattimento diretto del debito dello Stato, il miglioramento del debito degli enti locali, ma anche la possibilità, cambiando la proprietà e la destinazione d’uso di alcuni edifici, di incentivare il recupero di beni non utilizzati e di assicurare ricadute positive in termini di investimenti e occupazione all’economia locale e nazionale.

Il piano straordinario delle cessioni degli immobili pubblici ha come scopo quello di ottenere un gettito di 1,2 miliardi di euro in tre anni. Sono 420 le proprietà immobiliari offerte in vendita, distribuite a tutte le “latitudini”: si va da Venezia a Palermo, passando per Roma.

Il piano prevede l’utilizzo di «strumenti diversificati di cessione e valorizzazione degli immobili. La procedura di selezione dei contraenti già stata avviata per i primi 90 manufatti, per i quali già entro la fine di luglio dovrebbero partire le aste telematiche. Queste si svolgeranno sulla piattaforma informatica del Consiglio Nazionale del Notariato, mentre le informazioni su procedure e vendite saranno disponibili sul sito dell’Agenzia del Demanio , nella sezione “Piano Vendite Immobili dello Stato”.

Un ruolo importante in questa procedura sarà svolto anche dalla Invimit Sgr, una società controllata dal Ministero dell’Economia, che gestirà la dismissione di immobili di provenienza pubblica conferiti ai suoi fondi immobiliari per un importo di circa 610 milioni.

Secondo il comunicato stampa recentemente diramato, “…Una prima tranche delle abitazioni in vendita nelle principali città, quali Roma, Palermo, Firenze ed altre, è già stata pubblicata sulla vetrina immobiliare presente nel sito www.invimit.it unitamente ad una serie di strumenti finalizzati a rendere facilmente accessibile e trasparente il processo (video tutorial, numero verde 800.190.569). A questa procedura di vendita potrà affiancarsi la ricezione di offerte relative all’acquisto di portafogli di asset da parte di singoli investitori, che possono a tal fine richiedere informazioni o fissare incontri di approfondimento contattando la SGR all’indirizzo istituzionale invimitsgrspa@pec.it“. Inoltre, INVIMIT potrebbe costituire ulteriori e diversi fondi immobiliari, partecipati in via diretta e destinati ad essere immessi successivamente sul mercato.

Microcartelle e rottamazione: i chiarimenti delle Sezioni Unite

Con sentenza del 7 giugno 2019, n. 15471, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno fornito importanti chiarimenti in merito alla sorte dei processi di impugnazione delle cartelle esattoriali di importo pari o inferiore a 1000,00 euro.

Le così dette “mini-cartelle” sono state fatte oggetto di specifica considerazione dal legislatore, con legge 17 dicembre 2018, n. 136 (di conversione, con modifiche, del DL 23 ottobre 2018, n. 119). Tale normativa ne ha decretato la cancellazione (l’annullamento d’ufficio).

La scelta del legislatore si riflette anche sui giudizi pendenti, perchè lo stralcio del debito opera in modo automatico, “ipso jure”, anche indipendentemente dalla adozione di un eventuale provvedimento di sgravio formale (previsto dall’art. 1 del decreto legge). Tale provvedimento ha, infatti, effetti solo ricognitivi e dichiarativi.

Quel che conta è che lo jus superveniens abbia comunque istituito una causa di cessazione della materia del contendere, automatica ed imprescindibile.

La carta dei diritti del turista nella Regione Lazio

Il d.lgs. 23 maggio 2011, n. 7, meglio noto come “Codice del Turismo”, all’art. 66, ha istituito le Carte del turismo.

Nel dettaglio, il Codice ha stabilito che al fine di aumentare la qualità e la competitività dei servizi turistici pubblici sul territorio nazionale, ogni ente locale deve adottare la sua propria “Carta dei servizi turistici” erogati.

Le  carte  definiscono  quali  servizi  turistici  si  intendono erogare,  con  quali  modalità e  quali  standard  di  qualità si intendono garantire.  Le varie carte dei servizi turistici devono, poi, essere trasmesse  alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per lo  sviluppo e la competitività del turismo. Infine, il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro delegato, previa intesa con la Conferenza permanente  per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e le province autonome  di  Trento  e  di  Bolzano, determina con proprio decreto i livelli essenziali delle  prestazioni dei servizi turistici concernenti i diritti civili e  sociali,  sulla base di parametri stabiliti con legge dello Stato.

Anche la Regione Lazio si è dotata di una sua propria Carta. La Carta fornisce al turista/viaggiatore una prima informazione sui propri diritti e doveri. Ogni turista, infatti, è portatore di diritti, ma anche di doveri  nei  confronti  della  comunità  che  lo  ospita.

Le informazioni che si possono trovare nella Carta possono diminuire i disagi, evitare  o  reprimere truffe ed abusi,  favorire  la  sicurezza del turista e perseguendo il principio comunitario della libera circolazione delle persone.

La Carta si articola in quattro parti. La  prima  fornisce  alcuni  elementi  sui  diritti  essenziali  del  turista-consumatore,  ed indica  i  doveri  del  turista  nei  confronti  della  comunità  che  lo  ospita,  nella  più  ampia visione del turismo responsabile. Nella seconda vengono fornite informazioni utili per conoscere e accedere all’offerta turistica del  Lazio,  insieme  ai  diritti  del  turista  quale  consumatore/utente  degli  specifici  servizi  turistici  (trasporti, viaggi e servizi culturali/ricreativi). La  terza  parte  è  dedicata  al  turismo  “accessibile”  nella  sua  più  ampia  accezione,  mentre  l’ultima  parte  offre  indicazioni  utili  per  affrontare  situazioni  di  difficoltà  o  emergenza,  insieme  ad  alcuni suggerimenti pratici per la tutela dei propri diritti. La  carta  si  chiude  con  un’Appendice  che  contiene  indirizzi,  numeri  utili  e  modulistica  per   effettuare reclami, relativa alla casistica più frequente.

L’accesso ai documenti della pubblica amministrazione

Il D.lgs. 33 del 2013 (Codice della Trasparenza) ha introdotto nell’ordinamento italiano due peculiari forme di accesso ai documenti amministrativi delle pubbliche amministrazioni che si affiancano al diritto di accesso previsto della legge sul procedimento amministrativo. Si proverà di seguito a evidenziarne i tatti salienti e le differenze.

In particolare il Consiglio di Stato si è orientato a ritenere che le nuove disposizioni dettate con D.Lgs. 14.3.2013 n. 33 in materia di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, disciplinano situazioni non ampliative né sovrapponibili a quelle che consentono l’accesso ai documenti amministrativi ai sensi degli articoli 22 e seguenti della Legge 7.8.1990 n. 241, come successivamente modificata ed integrata.

Col citato D.Lgs. n. 33/2013, infatti, si intende procedere al riordino della disciplina intesa ad assicurare a tutti i cittadini la più ampia accessibilità alle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, al fine di attuare il principio democratico e i principi costituzionali di eguaglianza, imparzialità, buon andamento, responsabilità, efficacia ed efficienza nell’utilizzo di risorse pubbliche, quale integrazione del diritto ad una buona amministrazione, nonché per la realizzazione di un’amministrazione aperta, al servizio del cittadino.

Detta normativa – avente finalità dichiarate di contrasto della corruzione e della cattiva amministrazione – intende anche attuare la funzione di “coordinamento informativo, statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale, di cui all’art. 117, secondo comma, lettera r) della Costituzione”.

Quanto sopra, tramite pubblicazione obbligatoria di una serie di documenti, specificati nei capi II, III, IV e V del medesimo d.lgs. e concernenti l’organizzazione, nonché diversi specifici campi di attività delle predette amministrazioni, nei siti istituzionali delle medesime, con diritto di chiunque di accedere a tali siti “direttamente ed immediatamente, senza autenticazione ed identificazione”; con la conseguenza che, in caso di omessa pubblicazione, possa essere esercitato, ai sensi dell’art. 5 del citato d.lgs., il cosiddetto “accesso civico semplice”, consistente in una richiesta – che non deve essere motivata – di effettuare tale adempimento, con possibilità, in caso di conclusiva inadempienza all’obbligo in questione, di ricorrere al Giudice Amministrativo.

L’accesso civico generalizzato – previsto dal comma 2 dell’art. 5 –  si sostanzia nel diritto di chiunque ad accedere ai dati ed ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione – nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti – e ciò allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico.

Si aggiunge, al comma 3, che “l’esercizio del diritto di cui ai commi 1 e 2 non è sottoposto ad alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente. L’istanza di accesso civico identifica i dati, le informazioni o i documenti richiesti e non richiede motivazione…”.

L’accesso ai documenti amministrativi, disciplinato dagli articoli 22 e seguenti della Legge 7.8.1990 n. 241 è riferito, invece, al “diritto degli interessati di prendere visione ed estrarre copia di documenti amministrativi”, intendendosi per interessati tutti i soggetti che abbiano un interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso; in funzione di tale interesse, la domanda di accesso deve essere opportunamente motivata.

Il diritto d’accesso agli atti amministrativi ex lege n. 241/1990 non è connotato da caratteri di assolutezza e soggiace, oltre che ai limiti di cui all’art. 24, alla rigorosa disamina della posizione legittimante del richiedente, il quale deve dimostrare un proprio distinto e personale interesse (non di terzi, non della collettività indifferenziata) a conoscere gli atti e i documenti richiesti.

Pace Fiscale: aspetti salienti

Sei destinatario di Cartelle esattoriali?

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto legge 23 ottobre 2018, n. 119 si da il via al terzo condono nell’arco di pochissimi anni.

Sono tante e diversificate le misure di favore previste dal DM in questione.

Sei stato destinatario dei una microcartella? (di importo inferiore a mille Euro)

Tanto per cominciare, a partire dal 24 ottobre 2018,  prenderà il via una nuova ed inusuale misura: lo stralcio delle “micro-cartelle”. In base all’articolo 4 del decreto legge, infatti, l’Agenzia delle Entrate cancellerà automaticamente i debiti di importo residuo fino a mille euro.

L’importo stralciato terrà conto del capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, che risultano dai singoli ruoli, con una significativa sommatoria di tutti i carichi riportati in cartella.

In pratica, se una cartella ha un importo totale di più di mille euro, ma questo debito corrisponde alla somma di tante “micro-poste” (multe, bolli non pagati, sanzioni, interessi, accertamenti…) di importo inferiore a mille euro ciascuno, la cartella verrà comunque stralciata.

Inoltre, per avere diritto allo “strappa cartella” il debitore non dovrà fare nulla se non attendere che l’Agenzia delle Entrate Riscossione indichi nell’estratto conto del contribuente l’avvenuta cancellazione del debito residuo o l’importo delle somme ancora dovute.

Sei in causa per via di una Cartella esattoriale?

Il decreto 23 ottobre 2018 dispone anche in materia di definizione delle liti fiscali pendenti. Quanto a questo aspetto, l’art. 6 del decreto stabilisce che:

  1. Se il contribuente ha una lite pendente, fino al grado di Cassazione, può definirla pagando solo il valore dell’imposta (o, se si tratta di lite che ha ad oggetto le sanzioni, le sanzioni), senza ulteriori aggravi;
  2. Se il contribuente ha vinto in primo grado (e si è nella fase di appello), può pagare la metà delle imposte;
  3. Se il contribuente ha vinto in secondo grado e si è nella fase del giudizio di Cassazione, può pagare solo un quinto del valore della controversia (in pratica, un quinto dei soli tributi, senza sanzioni ed interessi).

A livello di curiosità, va detto che questa volta non si parla di rottamazione, ma di ben più suggestiva “pace fiscale”, scelta, questa, decisamente più convincente, quanto a “drafting” legislativo. Sarà un modo per incentivare ancora di più i contribuenti ad aderire alle occasioni di definizione dei carichi?

Il DM 23 ottobre 2018 rivestirà sicuramente un grande interesse per i contribuenti, così come accaduto per le precedenti versioni di condoni fiscali: secondo stime accreditate, infatti, sarebbero più di 70 miliardi le somme che lo Stato ha incassato grazie ai condoni!